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ECONOMICS
SOSTENIBILITÀ E PROCESSI DI SVILUPPO LOCALE NEL TERRITORIO REATINO  
di Carlo CELLAMARE (*)
 
1. I processi che caratterizzano il territorio reatino nel contesto regionale
 
La Regione Lazio è fortemente condizionata dalla presenza della capitale, che fa risentire i suoi effetti, territoriali, ambientali, socio-economici, ecc., ben al di là dei confini provinciali. Pendolarismo, dipendenza funzionale, espulsione delle grandi attrezzature e delle grandi attività impattanti, inquinamento e smaltimento dei rifiuti, riorganizzazione del sistema infrastrutturale a grande scala, espulsione della popolazione per i condizionamenti del mercato immobiliare e rilocalizzazione della residenza, realizzazione di outlet e grandi centri commerciali, approvvigionamento delle risorse idriche, ecc., sono alcuni degli effetti che colpiscono le Province – ma anche le Regioni – confinanti. Non a torto alcuni parlano ormai da tempo di “città-regione”. Anche la Provincia di Rieti, come le altre Province, subisce questa dinamica. Ma, mentre le altre Province laziali cercano di opporre e proporre proprie strutture economico-produttive, funzionali e territoriali, la provincia sabina appare – apparentemente – essere troppo debole per contrastare questi effetti e per proporsi in una propria autonomia. E’ questa l’immagine prevalente; è l’idea della “cenerentola” del Lazio. I documenti di programmazione territoriale del Lazio colgono, della Provincia di Rieti, soltanto gli elementi tradizionalmente considerati rilevanti di una realtà per altri versi ritenuta per lo più inconsistente:
 
  • il Nucleo Industriale Rieti-Cittaducale, che sta anche sviluppando alcune politiche attive, tra cui il “polo della logistica” a Passo Corese;
  • il polo funzionale di Rieti capoluogo;
  • le connessioni infrastrutturali tra Roma e Rieti: esistenti, programmate, sempre auspicate e richieste come panacea di tutti i problemi della provincia, alla continua ricerca di agganciare un presunto sviluppo che tende sempre ad essere altrove ed, in particolare, nella famigerata “area metropolitana” romana.
 
Per il resto, niente. Le carte riportano, per lo più, aree bianche o indefinite. Ed è lì, invece, che si “annidano” le potenzialità più interessanti di una Provincia fortemente caratterizzata da una dispersione di piccoli centri, dalla presenza di vaste aree con una prevalente componente ambientale-naturalistica, in alcuni casi di estremo interesse, anche se non di eccezionalità (come nel caso dei sistemi fluviali, dei laghi o delle aree di montagna), o rurale, più o meno integrata con quella naturale e con il sistema dei centri storici. Pensiamo, in questo caso, al paesaggio della Sabina e alla cultura dell’olio che caratterizzano una porzione particolarmente significativa della Provincia. Una porzione che è al tempo stesso la più dinamica, ma anche quella che più subisce gli effetti di trasformazione recenti, legati alla prossimità di Roma e agli effetti di delocalizzazione, soprattutto per quanto riguarda la residenza, le grandi attrezzature commerciali (outlet Soratte, con relativa nuova uscita autostradale), la logistica.
 
Sono queste, appunto, le potenzialità più interessanti della Provincia, cui corrispondono alcune iniziative significative come la valorizzazione dei beni storico-culturali, anche in forme innovative (Abbazia di Farfa, Oleoteca regionale, Museo dell’Olio a Castelnuovo di Farfa, Cammino di Francesco, ecc.), l’agriturismo e gli itinerari eno-gastronomici, le iniziative legate al tempo libero, agli sport all’aria aperta e alla valorizzazione ambientale (sport nautici al lago del Salto, canoa sul fiume Velino, volo a vela nella piana di Rieti, Riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile, pesca no kill ad esempio nel fiume S. Susanna, caccia e pesca in forme tradizionali, parco avventura in Vallonina in Comune di Leonessa, ippovie, ecc.), il recupero di alcune produzioni tipiche, bed&breakfast e forme alternative dell’accoglienza, valorizzazione dell’olio DOP della Sabina (di altissima qualità e riconosciuto a livello internazionale), l’impegno nello sviluppo delle energie rinnovabili, ecc.. Si tratta di iniziative importanti, ma che – insieme al carattere diffuso dei beni ambientali, storico-culturali e paesaggistici – non sembrano raggiungere una sufficiente “massa critica” per poter essere considerate le strategie più forti e prevalenti.
 
Tale tipo di situazione si riflette anche a livello locale, ove non tutta la classe dirigente sembra avere la cultura e le capacità di azione per perseguire questa strategia. Amministratori locali, imprenditori e operatori economici sono spesso divisi tra il sostegno deciso alle iniziative di valorizzazione del patrimonio specifico della Provincia e il perseguimento di strategie più tradizionali, sempre all’inseguimento di modelli di sviluppo fortemente condizionati dall’idea di “agganciare” l’area metropolitana romana: sviluppo degli impianti sciistici del Terminillo, sviluppo dell’area industriale Rieti-Cittaducale e del polo della logistica a Passo Corese, sostegno alla troticoltura (fortemente impattante dal punto di vista ambientale), accoglienza dello sviluppo edilizio (con connessa svendita del proprio territorio), anche molto disordinato e incontrollato, come avviene in molte zone della Sabina e nelle aree più proiettate verso Roma. L’effetto è una scarsa valorizzazione delle risorse ambientali e territoriali di cui la Provincia gode e addirittura di un loro forte depauperamento, come nel caso della Valle del Farfa. Ad esempio, il reatino, che pure è il più grande serbatoio di risorse idriche d’Europa e fornisce quasi tutta l’acqua necessaria alla città di Roma (unica capitale che continua ad utilizzare prevalentemente acqua di sorgente a scopo idropotabile), soffre di una scarsità d’acqua per i propri usi, di una sua cattiva gestione, della mancanza d’acqua in alcuni corsi fluviali, del mancato rispetto del deflusso minimo vitale.
 
La Provincia di Rieti ha le possibilità e le capacità per fare della qualità paesaggistico-ambientale e della sostenibilità il proprio motore di sviluppo locale, ma ancora esita a perseguire con decisione questa strada.
 
2. Sostenibilità e sviluppo locale nel piano territoriale
provinciale
 
Il PTPG (Piano Territoriale Provinciale Generale) della Provincia di Rieti cerca di fare leva proprio su obiettivi di sostenibilità ambientale e di sviluppo locale. Il PTPG è stato adottato dalla Provincia in una prima versione nel 1999 e poi in una seconda versione nel 2004[i], ed è stato definitivamente approvato nell’ambito della conferenza di servizi regionale nel 2009, dando la possibilità alla Provincia di assumere le deleghe rispetto alla gestione ed alla approvazione dei piani di livello comunale.
 
Il piano provinciale di Rieti, sviluppato attraverso un processo partecipativo, ha avuto i caratteri di un progetto di territorio e di sviluppo locale[ii]. I “punti irrinunciabili” sono stati:
  • la “costruzione” di un’identità provinciale. La Provincia di Rieti ha, per molti versi, i caratteri di un arcipelago e come tale è stata interpretata;
  • fare sviluppo e società locale. La considerazione fondamentale è che la Provincia di Rieti sia “scampata allo sviluppo”, al modello di sviluppo prevalente fondato sulla grande industria e sulle grandi infrastrutture, che si è però poi rivelato fallimentare. Da negativo questo fatto si è tradotto in termini positivi, proprio perché ha permesso di ridurre le forme di depauperamento territoriale, sociale e culturale, di de-territorializzazione, di spreco di risorse ambientali, salvo che in ambiti limitati e circoscritti. L’esito è che paradossalmente la Provincia di Rieti si ritrova con un patrimonio culturale e ambientale abbastanza integro, con un’elevata carrying capacity, con una significativa qualità di vita. E’ necessario quindi, ed il piano ha contribuito in questa direzione, riproporre prospettive alternative, fondate prima di tutto sulle risorse naturali, sui prodotti e sulle culture locali, che siano in grado di dialogare positivamente con le dinamiche della globalizzazione;
  • la compatibilità ambientale. In questa nuova prospettiva l’ambiente costituisce evidentemente un punto di forza, un riferimento fondamentale;
  • creare progettualità diffusa, creatività e capacità imprenditoriale. Queste prospettive non possono essere costruite se non attraverso l’attivazione e l’impegno diretto degli attori sociali, dei soggetti locali;
  • saper(e) fare il cambiamento. Quest’ultimo punto riassume un po’ tutti i precedenti, sottolineando come le nuove prospettive comportano un grande sforzo progettuale e culturale, la costruzione di rapporti innovativi tra produzione e ambiente, tra reti sociali e capacità progettuali ed imprenditoriali, tra istituzioni e realtà locali.
 
3. Il Bilancio ambientale della Provincia di Rieti
 
Come il PTPG, la realtà reatina ha visto altre importanti esperienze di programmazione fortemente innovative costruite su criteri di sostenibilità ambientale, di sviluppo locale e di partecipazione e, di fatto, fortemente interconnesse tra loro. Esse si esplicano a livello provinciale e a livello locale, permettendo quindi di articolare a livello territoriale e in termini operativi le politiche di sviluppo locale, dando origine ad una concatenazione tra i diversi strumenti e le diverse politiche di programmazione.
 
In particolare, a livello provinciale è stato realizzato il Bilancio ambientale (il primo della Regione Lazio), mentre a livello locale abbiamo visto lo sviluppo di numerosi Bilanci partecipativi comunali, ma anche delle misure di conservazione di gran parte delle Riserve naturali presenti sul territorio provinciale.
 
Il Bilancio ambientale (realizzato dall’Amministrazione Provinciale in relazione all’anno 2008[iii]), è uno strumento di programmazione che definisce i riferimenti politici e culturali dello sviluppo provinciale (con particolare riferimento ai temi ambientali), le strategie e le linee di azione, i progetti e le priorità su cui investire, fino alla definizione delle risorse economico-finanziare da inserire nel Bilancio a sostegno dei progetti e delle azioni definiti. Il Bilancio ambientale, elaborato attraverso un processo partecipativo, si compone essenzialmente di un quadro programmatico, che definisce strategie e linee di azione nei diversi campi tematici[iv], e di schede progettuali, di carattere fortemente.
 
Le principali linee di azione, concretizzate nelle schede progetto, hanno riguardato:
 
A. Progetti di carattere generale o di interesse provinciale
 
  • Supporto alla progettazione per gli Enti locali, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro, una task force a sostegno delle realtà locali;
  • Patto per le acque del bacino del Velino, un accordo integrato di gestione e valorizzazione delle acque del fiume Velino supportato da specifici studi e ricerche e definito attraverso un processo partecipativo, con obiettivo fondamentale il mantenimento della funzionalità ecologica degli ecosistemi fluviali e del deflusso minimo vitale.
  • Valorizzazione del patrimonio forestale nel suo complesso (comprendendo anche i prodotti non legnosi) anche in relazione alle diverse funzioni che svolge (economico-produttivo, ecologico-naturalistica, di protezione dei suoli, paesaggistica, fruitivi, ecc.).
  • Autonomia energetica, con azioni nel campo del risparmio energetico, dell’utilizzo di fonti alternative e/o a basso impatto (mini- e micro-idroelettrico, solare termico e fotovoltaico, ecc.), anche legate alle disponibilità e alle caratteristiche ambientali della Provincia, come ad esempio le biomasse recuperabili dai processi di gestione forestale.
  • Parco fluviale del Velino, con un doppio percorso mirato alla concreta valorizzazione dell’ambito fluviale e, parallelamente, alla definizione dei contenuti del parco e all’avvio dell’iter istituzionale.
 
B. Progetti riferiti a specifiche aree territoriali
 
  • Paesaggio Sabino: progetto per la valorizzazione del bacino fluviale del Farfa; valorizzazione integrata delle risorse (itinerari Sabini  e strada dell’olio); studio di fattibilità per iniziative-pilota nel campo della produzione olearia sostenibile; verifica di fattibilità per la costituzione del Parco naturalistico-archeologico “Tevere - l’Aia”.
  • Salto-Cicolano.
  • Turano.
  • Alto Velino – Amatriciano.
 
C. Pacchetti di azioni settoriali, individuate e proposte dagli uffici  tecnici provinciali e relative all’attività di gestione, tra cui quelle relative alla gestione dei SIC-ZPS, alla Protezione Civile, alla tutela degli alberi monumentali.
 
4. Il Bilancio partecipativo del Comune di Borbona
 
In questi anni, l’Assessorato al Bilancio e alla Programmazione della Regione Lazio[v] ha sostenuto con molta forza lo sviluppo di processi partecipativi sia a livello regionale che a livello locale[vi]. Questa seconda strategia si è rivelata particolarmente efficace e vincente e costituisce un’esperienza particolarmente avanzata e innovativa a livello europeo. Essa si è articolata attraverso il sostegno ai Bilanci partecipativi dei Comuni e degli enti locali (veicolato da una serie di bandi regionali per tre annualità successive) e attraverso due bandi regionali che miravano a selezionare e sostenere rispettivamente progetti di opere pubbliche e azioni di sviluppo socio-economico proposti dai Comuni ed elaborati attraverso processi partecipativi. Il Comune di Borbona, nell’Alto Velino, come altri Comuni reatini, ha partecipato, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, a tutti e tre i bandi, sviluppando in forma integrata i processi partecipativi relativi ai tre strumenti[vii], arrivando così a costruire le proprie politiche di sviluppo e le proprie scelte di programmazione con il coinvolgimento dei cittadini[viii] ed un orientamento forte in termini di sostenibilità.
 
La maggior parte delle proposte emerse, avanzate dagli stessi abitanti, si è concentrata sulla valorizzazione ambientale e sulla fruizione turistica responsabile, sullo sviluppo locale e sul sostegno alle produzioni tipiche locali, sulla riqualificazione urbana e sulla valorizzazione del patrimonio storico-culturale, sui servizi locali per la popolazione. Al termine del processo sono state selezionate le linee di azione su cui concentrarsi ed  i relativi progetti:
 
  • attraverso le risorse del bilancio comunale, sebbene esigue, sono stati sostenuti piccoli interventi di riqualificazione urbana, distribuiti nelle diverse frazioni del Comune;
  • al bando relativo alle azioni di sviluppo socio-economico sono stati proposti (e peraltro finanziati, collocandosi primi nella graduatoria regionale) la valorizzazione ambientale, il recupero della sentieristica e la riqualificazione di alcuni punti di appoggio collocati nelle diverse frazioni e destinati sia all’accoglienza che alla valorizzazione del patrimonio storico-culturale, la costituzione di una rete di percorsi connessi;
  • al bando relativo alle opere pubbliche sono stati proposti (e probabilmente saranno finanziati, a giudicare dall’elevato punteggio raggiunto) interventi destinati all’utilizzazione delle risorse energetiche rinnovabili, ed in particolare al fotovoltaico. Attraverso questi interventi, il Comune, per quanto riguarda i servizi pubblici, potrebbe raggiungere l’autonomia energetica e registrerebbe anche un importante risparmio di risorse pubbliche, che è intenzionato poi a reinvestire in ulteriori opere di riqualificazione urbana, sempre attraverso il bilancio partecipativo. Si tratta questo di un percorso particolarmente “virtuoso”.
 
(*) Docente di Pianificazione Ambientale c/o la SAPIENZA             Università di Roma
________________
[I] Il PTPG è stato elaborato attraverso successive collaborazioni con il DAU-Dip. di Architettura e Urbanistica per l’Ingegneria dell’Università “La Sapienza” di Roma (responsabile scientifico prof. Enzo Scandurra).
[II] Per maggiori approfondimenti si rimanda a Amministrazione Provinciale di Rieti, Dipartimento di Architettura e Urbanistica per l’Ingegneria di Roma (a cura di Cellamare C. e Caldaretti S., 2001), Per un progetto di territorio e di sviluppo locale. Il piano provinciale di Rieti, Franco Angeli, Milano.
[III] L’esperienza si è sviluppata su iniziativa dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Rieti (presidente dott. Fabio Melilli, assessore dott. Giacomo Marchioni, Dirigente VI° Settore: arch. Pasquale Zangara, gruppo di lavoro: ing. Sabrina Ferroni, dott.ssa Stefania Franceschini, Paola d’Ippolito) e con la collaborazione del DAU-Dip. di Architettura e Urbanistica per l’Ingegneria dell’Università “La Sapienza” di Roma (responsabile scientifico prof. Carlo Cellamare, gruppo di lavoro: prof. Sergio Caldaretti, ing. Emanuele Di Giacomo, prof. Enzo Scandurra; consulenti: foreste: prof. Marco Marchetti, prof. Piermaria Corona, acque: prof. Francesco Napolitano, energia: ing. Rodolfo Araneo).
[IV] I campi tematici sono stati:
A. Cicli e gestione delle risorse: energia, gestione delle acque, suolo ed attività estrattive (cave, attività estrattive, siti contaminati e bonifiche, ecc.), gestione dei rifiuti (smaltimento rifiuti, raccolta differenziata, acquisti verdi, ecc.), aria (inquinamento aria, zonizzazione acustica e inquinamento da rumore, inquinamento elettromagnetico, ecc.).

B. Valorizzazione ambientale e gestione del territorio: valorizzazione ambientale, parchi e altre aree tutelate, pianificazione ambientale; valutazione ambientale e mitigazione degli impatti ambientali, coordinamento con la pianificazione territoriale, vincolo idrogeologico; paesaggio; patrimonio culturale e storico-archeologico, centri storici; gestione forestale e attività agro-silvo-pastorali, prodotti del sottobosco; attività agricole, produzioni tipiche, cibo e produzione alimentare; caccia e pesca (gestione faunistica, itticoltura, aziende faunistiche, ecc.); gestione dei rischi ambientali e protezione civile; mobilità e reti di servizio sul territorio.
 
C. Fruizione, turismo, valorizzazione culturale, formazione, studio e ricerca, ecc.: fruizione, turismo, valorizzazione culturale; formazione, studio e ricerca, ecc.
[V] Assessore Luigi Nieri
[VI] Cfr. il sito www.economiapartecipata.it.
[VII] Supervisione scientifica prof. Carlo Cellamare.
[VIII] Il processo si è articolato attraverso i seguenti passaggi
  • Fasi politiche di avvio. Riferimenti di bilancio
  • Incontri pubblici per promuovere il bilancio partecipativo (e gli altri processi), illustrarne le caratteristiche, organizzare il processo, discutere le politiche comunali
  • Diverse forme di diffusione (la più ampia possibile)
  • Nomina dei referenti locali. Incontri locali per discutere esigenze e possibili proposte
  • Presentazione di proposte (attraverso apposita scheda)
  • Raccolta, organizzazione e valutazione tecnica delle proposte (lavoro istruttorio)
  • Incontri pubblici per discutere e selezionare priorità e proposte
  • Progettazione definitiva
  • Decisioni degli organi politici.
 
 
 
Ultimo aggiornamento 11/02/2016
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