- RietiLAB

Vai ai contenuti

Menu principale:

LIVING
IL TERRITORIO COME LUOGO DEL BENESSERE
di Daniela D’ALESSANDRO (*)

Nel 2008 la Commissione sui determinanti sociali della salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha individuato nelle condizioni di vita quotidiane una delle principali cause di disuguaglianza nel livello di salute della popolazione. Che le condizioni di vita fossero un fattore centrale nel benessere degli individui è noto già dalla fine dell’Ottocento, ma negli ultimi anni questo tema è tornato alla ribalta per una serie di fenomeni sociali (es: invecchiamento della popolazione, crisi della famiglia, immigrazione, etc.), economici (es: disoccupazione) e ambientali (es: modificazioni climatiche, alluvioni, etc.) che hanno fatto riemergere problemi sanitari ritenuti ormai retaggio del passato, nonché nuovi problemi legati al disagio abitativo per uno sviluppo urbano incontrollato, dovuto principalmente all’incapacità di leggere in modo sistemico le modificazioni che avrebbe indotto nel territorio e le relative conseguenze a medio e lungo termine sull’ambiente e sulla salute della popolazione.
Oggi, secondo le Nazioni Unite, circa la metà della popolazione mondiale, pari a 3,4 miliardi di persone, vive in aree urbane e si stima che il numero potrebbe raddoppiare entro il 2050. Fino ad oggi l’urbanizzazione si è accompagnata a sviluppo socio-economico, occupazione, ma anche ad inquinamento e consumo di suolo, fattori importanti nella genesi del cambiamento climatico globale. Anche se il suolo edificato copre circa il 3% di quello disponibile in totale sulla superficie terrestre, esso determina una ben più rilevante impronta ecologica, considerando anche i consumi energetici correlati. Secondo stime dell’Unione Europea, il settore residenziale (abitativo civile, terziario e commerciale) è responsabile in Europa del 40% del consumo energetico totale e rappresenta la principale fonte emissiva di CO2. Pertanto la tendenza attuale e futura delle politiche europee e nazionali è sempre più quella di spingere verso il recupero e la riqualificazione, piuttosto che verso il consumo di nuovo suolo a fini edilizi. Tra l’altro, l’ambiente costruito urbano è anche in grado di modificare aspetti microclimatici locali: le aree urbane sono considerate vere e proprie “isole di calore” rispetto alle circostanti aree rurali, soprattutto per l’elevata presenza di materiali lapidei, bituminosi e laterizi che, possedendo un’elevata conducibilità termica, assorbono una grande quantità della radiazione solare; a ciò deve poi essere aggiunto il calore proveniente dai processi di combustione. Gli individui non sono indifferenti a tali fenomeni e la relazione tra temperatura esterna e danni alla salute è ben nota: studi condotti in diverse città europee e americane dimostrano che le ondate di calore o di freddo sono seguite da incrementi significativi di mortalità e morbosità.
Gli ambienti urbani, così come si sono sviluppati, sono in gran parte caratterizzati da sovraccarico edilizio, da incongrua disponibilità di spazi verdi fruibili, da irrazionale distribuzione di servizi essenziali, da inquinamento atmosferico ed acustico, tutte condizioni che influenzano negativamente il benessere degli individui, favorendo l’insorgenza di diverse patologie tra le quali si segnalano principalmente stress, disturbi del tono dell’umore, patologie respiratorie. La disaffezione dell’individuo al luogo urbano può assumere dimensioni più estese quando il disagio, fuoriuscendo dalla sfera soggettiva, diventa elemento comune di gruppi, ceti, categorie di abitanti. Ciò, come dimostrano numerosi studi, può comportare reazioni di aggressività individuale e collettiva. I numeri associati a queste esposizioni sono rilevanti: ad esempio, nel caso del rumore urbano, l’Unione Europea stima che circa 70 milioni di individui siano esposti a livelli di rumore diurno superiori a 55 dB (A) e, secondo l’OMS, tali esposizioni comportano ogni anno la perdita di almeno un milione di DALY, ovvero anni di vita in buona salute, a causa, soprattutto, di patologie cardiovascolari e disturbi del sonno.
Alla luce di quanto fin qui descritto, la stessa OMS, in una consultazione internazionale alla quale hanno partecipato esperti provenienti da 18 paesi, è giunta alla conclusione che oggi il contesto di vita può contribuire al mantenimento dello stato di salute della popolazione se è in grado di promuove il benessere fisico, sociale e mentale dei suoi occupanti attraverso progettazione, costruzione, manutenzione e collocazione territoriale tali da supportare un ambiente sostenibile ed una comunità coesa. I principali requisiti di un ambiente di vita salutare presi in considerazione durante la consultazione sono sintetizzati nella tavola seguente.

Requisiti di un ambiente di vita salutare secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità
________________________________________
  • Protezione da fattori climatici, rischi ambientali, persone e animali indesiderati
  • Servizi essenziali: acqua potabile, smaltimento fognario, energia non inquinante
  • Progettazione e materiali da costruzione sicuri per ridurre al minimo infortuni e malattie
  • Sufficiente spazio per ospitare comodamente persone di diversa età e capacità
  • Adeguatezza del contesto culturale e riservatezza per soddisfare le esigenze degli occupanti e della comunità
  • Accessibilità e fruibilità per le persone con disabilità fisiche
  • Accessibilità per la popolazione a basso reddito
  • Durabilità e sostenibilità del progetto e dei materiali
  • Efficienza energetica, per consentire agli occupanti di mantenere un livello di microclima adeguato e conveniente
  • Sicurezza di gestione, sostenuta da norme e pratiche amministrative
  • Collocazione adeguata rispetto a trasporti, servizi, luogo di lavoro, scuola e spazi ricreativi
Il significato che l’OMS attribuisce al contesto di vita è dunque basato su un modello integrato, che lega la dimensione interna dell’abitazione (abitazione e spazio abitativo), associata al benessere della famiglia e degli individui che la abitano, alla dimensione esterna (comunità ed ambiente circostante), connessa al contesto ambientale ed alla coesione sociale.
Più in dettaglio l’abitazione, nella sua dimensione d’intimità e sicurezza, rappresenta un rifugio protetto dal mondo esterno, ed un ambiente a cui è associato un senso di identità personale e famigliare. Qualsiasi intrusione di fattori esterni di varia natura limita questa sensazione di sicurezza, intimità e controllo, riducendone gli effetti positivi sulla salute mentale e sul benessere sociale. Inadeguate condizioni dello spazio abitativo interno (crescita di muffe, inquinamento dell’aria interna, emissioni dai materiali costruttivi, infestazioni, inefficienza dei sistemi di riscaldamento, scarso isolamento acustico e termico, carenti condizioni igieniche e carenti servizi sanitari) o aspetti legati alla distribuzione degli spazi e allo schema dell’edificio (esposizione a fattori esterni quali affollamento o rumore) possono innescare diversi effetti sulla salute umana; mentre inadeguatezze strutturali (mancanza di condizioni di durabilità e di stabilità dell’abitazione, di fruibilità anche da parte di persone con handicap) compromettono la funzionalità sociale dell’abitazione.
Il benessere non può prescindere dalla qualità del contesto territoriale, sia in termini sociali che ambientali. La comunità esprime infatti le influenze determinate dal contesto sociale (es: livello sociale, culturale ed economico; etnie che la compongono, etc.) sulla salute. Le caratteristiche del quartiere, attraverso strutture e luoghi pubblici per la vita sociale, influenzano il grado di coesione sociale di una comunità promuovendo o impedendo le interazioni, soprattutto nelle fasce d’età (bambini, giovani, anziani) dove la coesione assume maggior significato.
L'ambiente circostante l’abitazione pertanto ha un impatto diretto sulla salute umana attraverso la qualità del design urbano, che a sua volta ne influenza il grado di inquinamento. Zone residenziali mal pianificate o deteriorate, prive di servizi pubblici, verde, parchi, campi da gioco e aree pedonali, sono state associate sovente a mancanza di esercizio fisico, maggiore prevalenza di obesità, problemi cognitivi nei bambini e, ovviamente, perdita di coesione sociale. Segni di degrado del quartiere, quali il traffico veicolare, la presenza di rifiuti e l’inquinamento, hanno un impatto negativo visivo e sociale, favorendo fenomeni quali la segregazione e l’isolamento. Le scelte di pianificazione urbana, come ad esempio l'eccessiva espansione, spesso hanno implicato una dipendenza dal trasporto automobilistico privato, innescando un aumento dell'esposizione a inquinamento e rumore e mettendo in pericolo o isolando gruppi di popolazione più vulnerabili.
Definire dunque un territorio come luogo di benessere vuol dire riferirsi a tutte le dimensioni suindicate, e ciò evidentemente non richiede soltanto l’attenzione di urbanisti e progettisti, ma anche di professionisti di altri settori, quali la sanità, l’economia, le politiche di sviluppo, etc. In definitiva, in una lettura moderna, un territorio è salutare se promuove il benessere fisico, sociale e mentale dei suoi occupanti attraverso scelte progettuali sostenibili, programmi di manutenzione adeguati, un’organizzazione dello spazio e una rete di servizi in grado di supportare un ambiente sostenibile ed una comunità coesa.
Considerando che in Italia, come in altri Paesi, il modo di abitare sta cambiando ed è probabile che si modificherà ulteriormente nei prossimi anni grazie anche agli interventi di rigenerazione urbana che via via si stanno diffondendo, è necessario ripensare gli approcci valutativi, per essere in grado di stimare i possibili impatti a breve, medio e lungo termine. In tale ambito è opportuno tener presente che, come recenti studi hanno evidenziato, sta diventando sempre più inconfutabile la necessità di metodologie più omnicomprensive per esplorare e comprendere questioni così complesse. Al contempo è innegabile che l’omissione degli aspetti relativi alla salute come fattore chiave nella pianificazione urbana è il maggior ostacolo per il successo degli interventi finalizzati a realizzare un ambiente costruito “sano”. Infatti, oggi sempre più, i criteri e gli effetti spaziali e sociali di ciò che generalmente si considera “buona urbanistica” sono anche quelli necessari per un approccio di pianificazione per la salute.

(*) Docente di Igiene Ambientale c/o la SAPIENZA Università di Roma
 
Ultimo aggiornamento 11/02/2016
Cerca
Torna ai contenuti | Torna al menu