- RietiLAB

Vai ai contenuti

Menu principale:

PEOPLE
MESTIERI E SAPERE: LA SCUOLA PROTAGONISTA DELL’INNOVAZIONE
di Marilena CIPRANI (*)

Nella loro storia gli istituti professionali si sono sempre caratterizzati per lo stretto rapporto con il territorio e con la realtà economica locale e nazionale. Per decenni hanno  contribuito a formare personale tecnico, specializzato che ha trovato occupazione nei settori industriali, artigianali e dei servizi  del nostro paese, contribuendo allo sviluppo, al progresso economico e sociale e alla realizzazione del made in italy. L’idea che i professionali debbano continuare a rapportarsi alla filiera  produttiva del nostro territorio  caratterizza l’identità degli istituti professionali così come sono stati delineati dalla riforma Gelmini ed esplicitati nel DPR 87 /2010 in  un contesto  storico/politico /social ed economico profondamente mutato e in grave crisi.
“ L'identità degli istituti professionali si caratterizza per una solida base  di  istruzione  generale  e  tecnico-professionale,  che consente agli studenti di sviluppare, in  una  dimensione  operativa, saperi e competenze necessari per rispondere alle esigenze  formative del  settore  produttivo  di  riferimento,  considerato   nella   sua dimensione sistemica per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l'accesso all'università e all'istruzione e  formazione  tecnica superiore“.
L'identità    degli    istituti    professionali    è     connotata  dall'integrazione tra una solida base di  istruzione  generale  e  la cultura professionale che consente  agli  studenti  di  sviluppare  i saperi e le competenze necessari ad assumere ruoli tecnici  operativi nei settori produttivi e  di  servizio  di  riferimento,  considerati nella loro dimensione sistemica.
In linea con le indicazioni dell'Unione europea e in coerenza con  la normativa  sull'obbligo  di  istruzione,  che  prevede   lo   studio, l'approfondimento e l'applicazione  di  linguaggi  e  metodologie  di carattere generale e specifico, l'offerta  formativa  degli  istituti professionali si articola in un'area di istruzione generale, comune a tutti  i  percorsi,  e  in  aree  di  indirizzo.
 I   risultati   di apprendimento sono altresì articolati  in competenze, abilità e conoscenze  , anche  con  riferimento  al  Quadro  europeo  delle  qualifiche   per l'apprendimento permanente (European Qualifications Framework-EQF).
L'area di istruzione generale ha l'obiettivo di fornire ai giovani la preparazione di base, acquisita  attraverso  il  rafforzamento  e  lo sviluppo  degli  assi  culturali,  che  caratterizzano  l'obbligo  di istruzione: asse dei linguaggi, matematico,  scientifico-tecnologico, storico-sociale.
Gli studenti  degli  istituti  professionali  conseguono  la  propria preparazione di base con l'uso sistematico di metodi che,  attraverso la personalizzazione dei  percorsi,  valorizzano  l'apprendimento  in contesti formali, non formali e informali.
Le  aree  di  indirizzo,  presenti  sin  dal  primo  biennio,   hanno l'obiettivo di far acquisire agli studenti competenze  spendibili  in vari contesti di vita e di lavoro, mettendo i diplomati in  grado  di assumere  autonome  responsabilità  nei  processi  produttivi  e  di servizio  e  di  collaborare  costruttivamente  alla   soluzione   di  problemi.
Nel quadro sopra delineato prevale l’impianto di una formazione consistente nel primo biennio ( comune) , impianto che si rafforza nel 2 biennio  per mettere gli studenti nelle condizione di conseguire una preparazione corrispondente al quadro europeo e competere all’altezza delle sfide  di una società globalizzata, tecnologicamente avanzata e delle continue innovazioni. Guardando attentamente il quadro orario dei professionali- 32 ore settimanali- ci si accorge che le ore destinate ad attività di laboratorio proprie dell’indirizzo sono decisamente   insufficienti rispetto al complessivo quadro generale e non rispondono all’esigenza fortemente avvertita dagli studenti che invece proprie nelle esercitazioni laboratoriali ripongono gran parte delle loro aspettative, anche per misurarsi con abilità e competenze del mondo del lavoro. I professionali  dunque, se guardiamo al quadro orario e alle discipline di insegnamento, non sono paragonabili ai percorsi di formazione e istruzione e di apprendistato.  All’esigenza di competere con il mondo del lavoro risponde tuttavia  l’alternanza scuola- lavoro che è l’altro elemento caratterizzante gli istituti professionali. Per il legislatore assume particolare importanza,  nella  progettazione  formativa  degli istituti professionali, la scelta metodologica dell'alternanza  scuola lavoro, che consente pluralità di soluzioni didattiche  e  favorisce il collegamento con il territorio. I risultati di  apprendimento,  attesi  a  conclusione  del  percorso quinquennale, consentono agli studenti di  inserirsi  nel  mondo  del lavoro,  di  proseguire  nel  sistema  dell'istruzione  e  formazione tecnica superiore, nei percorsi universitari, nonché nei percorsi di studio e di lavoro previsti per l'accesso agli albi delle professioni tecniche secondo le norme vigenti in materia.  A  tale  scopo,  viene assicurato nel corso del quinquennio un orientamento  permanente che favorisca da parte degli studenti scelte fondate e consapevoli. La normativa sull’alternanza è stata ulteriormente incrementata ed estesa con la legge 107 – La buona scuola . Al  fine  di  incrementare  le  opportunità  di  lavoro  e  le capacità di orientamento degli studenti, i  percorsi  di  alternanza scuola-lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile  2005,  n.  77, sono attuati, negli istituti tecnici e professionali, per una  durata complessiva, nel secondo biennio e nell'ultimo anno del  percorso  di studi,  di almeno  400 ore.
Tocchiamo dunque con l’esperienza dell’alternanza il punto nodale del contributo che la scuola dell’innovazione può rendere alla qualità del territorio locale e viceversa. Infatti la presenza degli studenti nei luoghi attivi della realtà produttiva non ha solo il significato di mettere in evidenza le competenze acquisite a scuola e di acquistarne di nuove, ma soprattutto di stabilire una relazione virtuosa tra impresa che forma le nuove generazioni e queste ultime che hanno modo di produrre nuove conoscenze e nuova imprenditoria.
Tra bisogni , domande emergenti e offerta reale nelle pratiche di stage/tirocini si chiede di attivarsi stimolando e costruendo nuovi rapporti:
  • Collaborazione che nasce dalla conoscenza diretta , esplicita
  • Recupero di un’identità del territorio che sappia coniugare tradizione e innovazione
  • Scoperta e valorizzazione delle risorse nascoste
  • Dar vita a nuove imprese attivando le forze creative e originali
Tra le esperienze più significative lanciate con la legge 107 che sviluppano il tema dell’alternanza vi è quella dei laboratori territoriali. Si tratta di far ruotare intorno a quest’idea centrale  da un lato l’evoluzione dei curriculi orientandoli alle professioni e al lavoro, dall’altra di strutturare l’alternanza scuola lavoro fornendo dei contributi per il rinnovamento nel territorio dell’impresa produttiva, anche suscitando occasioni per il recupero delle tradizioni.  La finalità dei laboratori è altresì l’inclusione dell’impresa locale nei processi formativi, affinché gli allievi possano promuovere o reindirizzare la loro formazione scolastica ai bisogni produttivi reali del territorio, così da suscitare nuove conoscenze e opportunità  e coprire quei vuoti cognitivi o tecnico professionali necessari alla valorizzazione del territorio.
L’impegno ad un’intensificata occupabilità include:
  • la promozione della scuola quale agenzia territoriale e soggetto aperto alla località;
  • la consistente riorganizzazione del curricolo verso forme relazionali e sistemiche a sostegno di una scuola innovativa integrata nei processi produttivi locali;
  • un’azione di ricerca sulla costruzione di un curricolo in prospettiva di una cittadinanza attiva;
  • la costituzione di modelli soprattutto di connotazione digitale e eco-sistemici, come di esperienze e strategie innovative a sostegno di attività formative professionali;
  • l’azione svolta direttamente nelle imprese, assumendo il paradigma del co-working, anche intergenerazionale e sociale, come modello di innovazione metodologico-didattico;
  • l’esercizio di metodologie tipicamente trasversali, capaci di favorire la reciprocità delle discipline in termini di essenzialità e di competenze professionali, utili tanto in aula quanto nella comunità locale.
L’obiettivo è una scuola in quanto “agenzia del territorio”: soggetto tecnico-multiculturale di un sistema di  protagonismo attivo, di responsabilità, di  condivisione, di  inclusione, di innovazione tecnologica, di creatività e identità. L’organizzazione moltiplica nuovi spazi al tempo della scuola. L’orario ordinario diventa una piattaforma di esperienze. Le aule si fanno un living hub di professionalità, confronto e scambio delle buone pratiche.  I Laboratori di Innovazione Territoriale sono percorsi di incontro, dialogo e co-progettazione tra realtà anche  molto diverse tra loro accomunate dalla volontà di sperimentare percorsi innovativi di collaborazione tra pubblico e privato per la creazione di valore condiviso. L’obiettivo dei laboratori è quello di aggregare le energie delle istituzioni scolastiche con quelle del territorio: il risultato atteso del Laboratorio è quello di mettere a fattor comune e contaminare le esperienze positive, lo scambio e la generazione di idee creative finalizzate a progettare modelli collaborativi per la produzione  di valore condiviso, ossia capaci di aumentare la competitività delle imprese e, in parallelo, di migliorare il benessere e l’attrattività dei territori nei quali le imprese operano offrendo agli studenti esperienze virtuose e prospettive occupazionali.

(*) Dirigente scolastico IPS Maffeo Pantaleoni, Frascati

 
Ultimo aggiornamento 11/02/2016
Cerca
Torna ai contenuti | Torna al menu