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GLI ALBERI IN CITTÀ: UNA CONVIVENZA NECESSARIA

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GLI ALBERI IN CITTÀ: UNA CONVIVENZA NECESSARIA
di Silvano LANDI (*)

Gli alberi: loro utilità.
Sul suolo e sull’importanza degli alberi negli agglomerati urbani, si sono scritte e dette moltissime cose, forse anche troppe, visto che poi nella sostanza ogni occasione è valida per farne scempio o con cruente potature, che sono soprattutto insensate mutilazioni, o addirittura eliminandolo con un taglio definitivo e brutale. Un albero è vecchio? E’ un testimone nei secoli in grado di raccontare storie di uomini e di quartieri cresciuti insieme? Meglio, prudentemente, si fa per dire, eliminare il presunto problema alla radice, con un bel taglio che cancelli tutto, vita complessa, articolata, ricordi e quant’ altro.
Il verde urbano, dovuto soprattutto alla presenza dell’uomo, è veramente una cerniera tra la città, la campagna, la montagna ed è nello stesso tempo espressione della natura e opera dell’uomo. Non corrisponde solo al concetto di arredo verde e si può intendere anche come forestazione urbana.
Questa disciplina è stata molto valorizzata negli Stati Uniti, forse perché in quel grande paese, più che altrove, paiono veramente esasperati i problemi e i contrasti legati al difficile rapporto tra vegetazione e insediamenti urbani, abitativi e produttivi. E’ opportuno ricordare che la forestazione urbana non interessa soltanto i viali cittadini, ma anche i parcheggi alberati e la vegetazione dei parchi pubblici, i giardini delle scuole e la vegetazione ripariale dei corsi d’acqua che attraversano la città.
Alla cosiddetta “foresta urbana”, dunque, si devono attribuire una varietà ed una complessità ben superiori rispetto a quelle del bosco “naturale”, anche se quest’ultima espressione va intesa in senso relativo.
Dell’albero in città, della singolare foresta urbana, si deve parlare in termini di efficienza, di utilità ed in particolare di estetica. Del resto, volendo prevedere interventi per l’inserimento di qualche elemento utile all’arredo urbano, possiamo chiederci che cosa sia più bello, più affascinante, più vivo, più adatto dell’albero.
L’albero in città o ai margini del territorio urbanizzato è la proposta per offrire una migliore qualità della vita al cittadino di oggi e soprattutto a quello di domani. Così, ogni nuovo albero piantato e ogni vecchio albero amato e salvaguardato in un quartiere votato soprattutto al cemento e all’asfalto rappresentano una speranza per curare contemporaneamente i mali dell’uomo e quelli delle città.
C’è un altro aspetto che merita di essere evidenziato per quel che riguarda le cosiddette foreste urbane: sono scesi dalla montagna, trasferendosi in città, anche gli animali e così i parchi sovrastati da palazzi e circondati da strade si vanno popolando di merli, di storni, di picchi, di scoiattoli. Non è raro trovare anche le volpi, e addirittura qualche rapace comincia a frequentare questi strani e insoliti boschi.
Alla base dello studio del verde urbano, della percezione e della comprensione della necessità di spazi verdi nel contesto urbano è la consapevolezza che l’uomo deve al mondo vegetale la propria possibilità di vita. Le piante, è noto, sono protagoniste di quel mirabile processo che è la fotosintesi a cui peraltro sono legati i fenomeni di sintesi vegetale che costituiscono la base della catena trofica degli animali. Quanto le piante abbiano influenza sul microclima degli ambienti è cosa ormai abbastanza nota. Si tratta di una funzione termoregolatrice, con evidenti effetti mitigatori sul clima della città, che si estrinseca con emissione di vapore acqueo da parte delle foglie degli alberi durante la respirazione degli stessi e durante la traspirazione. Le chiome degli alberi, con la grande massa di foglie, svolgono anche altre azioni, quali l’ombreggiamento che ha quale conseguenza positiva quella di impedire il riscaldamento troppo elevato del terreno, contenendo anche l’evaporazione dell’acqua dal terreno stesso.
L’effetto di termoregolazione che gli alberi dei centri urbani svolgono è intimamente legato ai fenomeni di eco fisiologia vegetale. Questi, per potersi svolgere, necessitano di energia che viene assorbita come calore, e ciò spiega l’abbassamento della temperatura che anche nel bosco urbano provoca, esattamente come il bosco del monte lontano.
Tra gli effetti positivi della presenza delle piante è anche da citare quello di riduzione del rumore. Nelle nostre città, infatti, ormai si registrano vere e proprie forme di inquinamento acustico. Malgrado le difficoltà nella valutazione dei dati, le ricerche condotte sull’utilizzo delle barriere vegetali hanno dimostrato che esse possono attenuare il rumore in misura notevole. Naturalmente l’argomento meriterebbe una trattazione specifica, ma sarà sufficiente, per il momento, ricordare che le piante intervengono ad assorbire i suoni e dunque i rumori con le cortecce, i rami, le foglie. Per ottenere questo risultato non è necessario utilizzare piante particolari, ma è sufficiente ricorrere alla “buona siepe” per quanto riguarda impianto, condizioni vegetative, consistenza, qualità, quantità delle foglie e loro eventuale persistenza.
Non trascurabile è anche la possibilità di captazione di polveri e di sostanze inquinanti. In tal senso l’eliminazione almeno parziale dall’atmosfera di tali sostanze è favorita dalla densità delle foglie. Le piante, attraverso meccanismi non semplici quali l’accumulo meccanico sulle foglie, l’inattivazione superficiale a livello del tegumento, la precipitazione delle sostanze inquinanti in composti non nocivi all’interno dei tessuti e la loro utilizzazione per il proprio metabolismo, sono capaci di migliorare la depurazione dell’atmosfera e dunque la qualità dell’aria. Il concetto non vale però soltanto per le sostanze inquinanti, che sono certamente le più pericolose, ma anche per le polveri stradali, di casa, o delle lavorazioni agricole. Si è avuto modo di calcolare che i boschi di faggio possono arrivare ad assorbire ogni anno 30-35 tonnellate di polvere ad ettaro, mentre per i boschi di pini ed abeti si arriva circa alla metà di tali valori.
Occorre poi ricordare che le fasce di vegetazione arborea, ma anche arbustiva, si oppongono al vento e ciò è stato tenuto presente fin dai tempi più remoti. Nella funzione frangivento, più alte saranno le fasce costituite da alberi, più profonda sarà la zona sottovento su cui si noterà l’influenza della fascia.
Ricordiamo, inoltre, che per l’arredo verde è opportuno fare riferimento alle specie arboree, arbustive, cespugliose che vegetano spontaneamente sul territorio limitrofo, perché in effetti si è abusato e si continua ad abusare di specie esotiche, che spesso hanno anche esigenze edafiche proprie e non compatibili con le caratteristiche dell’ambiente in cui vengono inserite.

Il bosco quasi urbano del Colle San Mauro in Rieti.
Il colle di San Mauro si affaccia sulla città di Rieti ed è ubicato ai margini della stessa. Quello che ospita è dunque un bosco quasi urbano, che offre un panorama vegetazionale particolarmente ricco e complesso e ciò a motivo di fattori naturali, legati a clima, giacitura, esposizione e a causa di fattori antropici susseguitisi e differenziatisi su alcuni ambienti del colle.
La classificazione del Pavari, che ha proposto una suddivisione del territorio dal punto di vista fitoclimatico, propone quali parametri i seguenti:
a)\tTemperatura media annua;
b)\tTemperatura media del mese più caldo;
c)\tTemperatura media del mese più freddo;
d)\tMedia dei massimi;
e)\tMedia dei minimi;
f)\tTemperatura minima assoluta;
g)\tPrecipitazioni annue;
h)\tPrecipitazioni del periodo estivo;
i)\tIgrometria media assoluta.

Il bosco di San Mauro, compreso tra una quota di 415 e 530 m.s.l.m., rientra nelle zone fitoclimatiche del Lauretum, sottozona fredda, e del Castanetum, sottozona calda.
In effetti, nell’ambito della Provincia di Rieti, a seguito di numerose osservazioni condotte dal punto di vista stazionale, la sottozona fredda del Lauretum giunge fino ai 450 metri circa e la sottozona calda del Castanetum si spinge fino ai 600-700 metri.

Se il riferimento dell’orizzonte vegetazionale del Colle di San Mauro viene fatto prendendo in considerazione le fasce o cingoli di vegetazione, nell’ordine è possibile distinguere:
a)\tFascia delle Querce sempreverdi mediterranee: Quercus ilex (Q. Ilex);
b)\tFascia della Roverella: Quercus pubescens (Q. Pub.).
E’ inoltre possibile riscontrare, in funzione dell’orientamento e della giacitura, qualche bosco tipico della
c)\tFascia del bosco misto di latifoglie: Quercus, Tilia, Acer (Q.T.A.).
Nel tempo sul territorio indicato sono stati effettuati diversi interventi antropici che hanno diversificato il panorama vegetale preesistente.
Così accanto a specie autoctone, possono ritrovarsi specie introdotte dall’uomo in particolare in alcune particelle che sono state trasformate nel tempo in parchi arboreti.
In altre particelle, ad esempio limitrofe ad un monumentale complesso denominato Villa Potenziani, gli interventi antropici sono stati così numerosi e tali da influire sulle scelte tecniche future di tipo selvicolturale e naturalistico.
Sul colle si è fatto largo ricorso al coniferamento impiegando talvolta segnatamente Pino Nero d’Austria, specie in stridente contrasto con la vocazione vegetazionale dell’ambiente particolare caratterizzato da prevalente esposizione a Sud e con presenza spontanea di componenti tipiche della pseudomacchia mediterranea.
Talvolta per ottenere effetti di singolare ornamentalità si è largamente impiegato il Cipresso comune della var. piramidale.
Accanto alle specie latifoglie tipiche della pseudomacchia e del bosco misto di latifoglie di altri ambienti similari, si nota una eterogenea presenza di specie conifere quali Abete bianco, Abete rosso, Pino silvestre, Pino d’Aleppo, Cipresso comune, Ginepro comune, Ginepro rosso e Cedri (Atlantica e Deodara).
E’ presente un bosco misto di latifoglie nel quale si ritrovano specie quercine di grandi dimensioni, vere e proprie testimoni nei secoli, per fortuna scampate ai tagli del passato.
Accanto alle grandi Roverelle si riscontrano Aceri (campestre, minore, montano) Cerri e Noccioli.
Nel versante Est, Sud-Est del Colle è più evidente la caratteristica del bosco misto governato a ceduo, cioè bosco reiteratamente oggetto di utilizzazioni ripetute nel tempo a brevi intervalli (ogni 20-25 anni).
Prevalgono le specie quercine caducifoglie ma si riscontra anche la presenza della quercia sempreverde Leccio.
Molto numerosi il Carpino nero, più raro il Carpino bianco, frequente nella zona ad Est la Carpinella.
Rilevante è poi la presenza del Bosso e comunque riscontrabile quella del Frassino minore e del Corniolo.
Nel versante Nord che volge sulla Salaria per L’Aquila, nel fitto della vegetazione spontanea delle lianose Vitalbe e dei numerosissimi Rovi ed arbusti presenti, si stagliano giganteschi Abeti (Abete bianco, Abete rosso e Abete greco), monumentali esemplari di Cedri (dell’Atlante e dell’Hymalaia), Pini d’Aleppo, Pini domestici e Pini neri.
Un tempo protagonisti in assoluto, sono ora condizionati e probabilmente minacciati nella loro stessa sopravvivenza.
Più in basso a testimoniare l’intervento dell’uomo è un rimboschimento di età variabile ma comunque riferibile a diverse decine di anni orsono con specie conifere, in grande prevalenza Pini.
Invero all’epoca si impiantarono prevalentemente le seguenti specie: Pino nero l’Austria, Pino nero laricio, Pino domestico, Pino d’Aleppo, Pino Silvestre.
Dai rilievi condotti nell’ambito del territorio del Colle San Mauro si è potuto compilare l’elenco delle specie che segue:
a)\tPIANTE ARBOREE:
-\tPino domestico (Pinus pinea)
-\tPino d’Aleppo (Pinus halepensis)
-\tAbete bianco (Abies alba)
-\tAbete rosso (Picea abies)
-\tCipresso comune var. piramidale (Cupressus communis var. pyramidalis)
-\tCedri (Cedrus sp.p.)
-\tAcero campestre (Acer campestre)
-\tAlloro (Laurus nobilis)
-\tCerro (Quercus cerris)
-\tRoverella (Quercus pubescens)
-\tRovere (Quercus robur)
-\tLeccio (Quercus ilex)
-\tFrassino (Fraxinus excelsior)
-\tGinepro comune (Juniperus communis)
-\tGinepro rosso (Juniperus oxycedrus)
-\tPino silvestre (Pinus silvestris)
-\tAcero minore (Acer monspessulanum)
-\tAcero napoletano (Acer obtusatum)
-\tCarpino bianco (Carpinus betulus)
-\tCarpinella (Carpinus orientalis)
-\tCarpino nero (Ostrya carpinifolia)
-\tLigustro (Ligustrum vulgare)
-\tFusaggine (Evonymus europaeus)
-\tNocciolo (Corylus avellana)
-\tAlbero di Giuda (Cercis siliquastrum)
-\tCorniolo (Cornus mas)
-\tIppocastano (Aesculus hippocastanus)
-\tOrniello (Fraxinus ornus)
-\tRobinia (Robinia pseudoacacia)
-\tTiglio (Tilia europaea)

b)\tPIANTE ARBUSTIVE.
-\tGinestra odorosa (Spartium Junceum)
-\tCitiso villoso (Cytisus villosus)
-\tBosso (Buxus sempervirens)
-\tTino o Lentaggine (Viburnum tinus)
-\tDafne (Dafne laureola)
-\tPungitopo (Ruscus aculeatus)
-\tBiancospino (Crataegus monogyna)
-\tPruno spinoso (Prunus spinosa)
-\tRosa selvatica (Rosa canina)
-\tRovo (rubus ulmifolius)
-\tSambuco nero (Sambucus nigra)
-\tSanguinella (Cornus sanguinea)
-\tCaprifoglio (Lonicera sp.p.)
-\tEdera (Hedera helix)

CONCLUSIONI.
Il panorama vegetale che caratterizza Colle San Mauro è straordinariamente vario, complesso, ricco di motivazioni di volta in volta naturalistiche o, nel caso degli estesi rimboschimenti o apporti estranei alle specie indigene naturalmente presenti, di grande interesse botanico.
E’, quello presente sul Colle San Mauro, un bosco quasi urbano difficilmente reperibile in altre realtà.
Si tratta tuttavia di un grande complesso che a parte qualche ambiente particolare nel quale si riconosce l’antico bosco preesistente agli interventi dell’uomo, è in gran parte conseguente all’azione antropica.
Si potrebbe oggi forse discutere sulla opportunità dei criteri di scelta delle varie specie forestali introdotte.
E’ un fatto che un ingente patrimonio verde, un patrimonio forestale ai margini della città storica e per certi aspetti nell’ambito della tessa, versa in evidenti condizioni per lo più di degrado.
Si ritiene talvolta che per creare un bosco, non naturale dunque ma frutto della intelligente operosità dell’uomo, sia sufficiente collocare a dimora, secondo regole selvicolturali, piantine o semi.
Al resto, si pensa, provvederà madre Natura.
Non è così. Nella fattispecie è urgente intervenire con tecniche manutentorie che consentano agli impianti di origine artificiale di vivere meglio assicurando ad ogni pianta, oggi in tremenda concorrenza con quella vicina, un adeguato spazio vitale.
Manutenzione del bosco assume dunque il significato di evitare il progressivo degrado, scongiurando o limitando anche il pericolo del propagarsi di quel terribile flagello rappresentato dall’incendio.
Ma anche il bosco di latifoglie ha necessità di qualche intervento mirato, per valorizzare il ruolo dei grandi alberi testimoni nei secoli già spontaneamente presenti, ed esaltare qualche altra presenza di grande interesse vegetazionale e naturalistico insieme.
Il bosco di San Mauro, ha una grande valenza paesistica, ricreativa, turistica, culturale e anche scientifica.
E’ una ricchezza straordinaria che deve essere riscoperta attraverso interventi mirati e naturalisticamente propri.

(*) Docente a contratto presso l’Università della Tuscia di Viterbo


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Ultimo aggiornamento 11/02/2016
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